Adolescenza

Le difficoltà  adolescenziali : cosa è una crisi e come affrontarla

Il periodo dell’adolescenza è pieno di trasformazioni e cambiamenti. Per via della crescita fisica e del risveglio della sessualità, emergono emozioni diverse legate ad un corpo che sembra estraneo. C’è una attenzione eccessiva all’aspetto esterno, al piacere agli altri e al voler essere sempre giudicati bene. Il ragazzo comincia a sentirsi smarrito e a provare tristezza solitudine se emerge la paura di non piacere a nessuno e di essere escluso dal gruppo, anche se poi questo sembra essere solo un pensiero eccessivo non corrispondente alla realtà. Il non sapere gestire questa situazione insolita fa definire questo periodo come critico.
C’è la rottura di un equilibrio e della stabilità e insorgono strane sensazioni di ansia e tensione.

Tale condizione può produrre oppressione e sfiducia e si possono verificare sentimenti di vergogna, di depressione, rabbia o colpa. Da qui la sensazione di tanti adolescenti di essere in crisi.

• I giovani sono egocentrici, sembrano interpretare gli eventi come se tutto fosse ricondotto alla propria persona.
• Tendono ad interpretare tutto in maniera letterale e concreta; una incomprensione può creare un dramma interiore.
• E’ difficile per molti distinguere tra fantasia e realtà.
• Una separazione o una perdita ha effetti nocivi.

 Risoluzione dei momenti problematici
Come si può guidare un figlio che è immerso nella disperazione più profonda e che con il suo comportamento ci chiede aiuto? Non sempre infatti i giovani sono in grado di dire che stanno male, ma ce lo fanno capire con il loro atteggiamento arrogante, con la loro chiusura o con la trasgressione e la ribellione a tutte le regole che gli abbiamo dato.

Ecco alcuni punti cruciali:

Favorire l’obiettività.
Per un ragazzo comprendere la perdita sperimentata di una amicizia o un legame forte, imparare a non negare quello che è successo ma arrivare all’accettazione dei fatti grazie alla capacità di buttare fuori la rabbia e di esaminare il suo dolore è un grande passo. Un traguardo di crescita che gli permette di non esagerare nelle sue esplosioni.
Questo è possibile se gli siamo accanto, lo lasciamo sfogare e lo accompagniamo nei vari passaggi.
Ovviamente però l’adulto deve capire le proprie reazioni agli eventi e distinguerle dai vissuti del figlio per evitare di minimizzare o non dare importanza a cose che invece per il ragazzo hanno una importanza fondamentale. Inutile dire: “non ti devi preoccupare..”. Ma meglio dichiarare: “capisco al tua tensione, ma possiamo cercare di trovare insieme una soluzione”. Avere un sostegno a questa età serve, poi pian piano impareranno ad usare le tecniche che gli trasmettiamo.
Viene così fatto un grande esercizio: quello del cercare di risolvere i problemi, identificandone l’origine e le alternative per gestirli, con l’elenco delle possibili azioni da intraprendere.
Tentare di comprendere come il ragazzo ha vissuto e interpretato la situazione.

Dare importanza ai sentimenti
E' una procedura che serve per entrare in intimità con i vissuti dell’altro. Attraverso il dialogo e l’espressione di quello che si prova si riesce a dare un nome a quello che si sente ed è poi più facile capire casa non va o si vorrebbe cercare quindi nuovi obiettivi. L’educazione alle emozioni attraverso la comunicazione, non è facile perché spesso i giovani non aprono bocca, temono di deludere, oppure non sanno bene neppure che dire.
Allora aiutiamo a capirsi, dando valore al senso di smarrimento: se li rassicuriamo dicendogli che è normale str male, che a quella età molte cose fanno paura, che tutto ciò è capitato anche a noi, si sentiranno accolti .
Fargli esplicitare i pensieri e i sentimenti relativi all’evento aiuta poi a circoscrivere la situazione e a non generalizzare, pensando che tutto sia storto e brutto o che loro sono vittima di persone che li pressano (insegnanti, adulti che non li capiscono, compagni prepotenti).

Mostrarsi comprensivi ed empatici, senza giudicare o fare troppe prediche.
Se i genitori cercano di mettersi nei panni del figlio, molte più cose saranno affrontate con serenità. Non serve far sentire in colpa il ragazzo per un’azione sbagliata; meglio
Così li educheremo a migliorarsi, a correggere quello che non va e a non soffermarsi troppo sul passato, ma a sfruttare ogni occasione per riparare un eventuale danno, causato dalle sue azioni.

Incoraggiare i tentativi autonomi di gestione.
Il ragazzo ha continue richieste di indipendenza, ma poi spesso dipende dai genitori, si sente insicuro. E’ vero che va guidato all’inizio, ma poi va lasciato libero di provare. Abituandoli a pensare da soli, a cercare di impegnarsi per fare meglio una cosa, o per risolvere un conflitto, li responsabilizziamo, aumentiamo la loro fiducia nelle loro risorse e si ottengono risultati migliori a lungo termine.
Se facciamo noi al posto loro staremo sicuri li per lì, avremo tolto un peso a nostro figlio, in quell’istante, ma presto un’altra angoscia giungerà a tormentarlo. Se invece lui sperimenterà una strada gradualmente si sentirà più sicuro.

 

 

 

 

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