Il lavoro sulle emozioni

Capire e parlare delle emozioni

Non ho ancora figli adolescenti, ma ne ho seguiti tanti, in veste di psicologa confidente. In certi casi i ragazzi si aprono di più come me, con  gli amici, con un’insegnante.
E’ dura da accettare, ma bisogna farlo. Meglio allearsi, piuttosto che entrare in rivalità. Capisco che non è semplice applicare in pratica le indicazioni più razionali su come relazionarsi con i figli, ma è importante avere le idee chiare su quello che è positivo e quello che invece è dannoso per una crescita serena.
Non possiamo sapere in anticipo se il nostro impegno può darci dei risulati, ma si deve comunque avere chiaro cosa va bene, per poterlo poi seguire come obiettivo.  Ci avvicineremo a quanto è più giusto se ce lo poniamo come traguardo. 

Il primo passo per accostarsi al mondo degli adolescenti e aiutarli ad aprirsi e a farci raccontare che cosa "sentono".

Come aiutare i ragazzi a gestire i propri umori
Un esercizio molto importante per i giovani, per imparare a controllare le proprie emozioni, evitando di reagire in modo automatico alle situazioni, con comportamenti sbagliati (quali aggressività, ribellione e chiusura e isolamento) è quello dell'educazione emozionale.

Cosa significa?

- Classificare e nominare le emozioni.

- Distinguere quelle positive da quelle negative.

- Stabilire il grado di intensità degli stati d'animo (star male è diverso dallo stare malissimo o dal sentirsi depressi).

- Capire che certi pensieri procurano emozioni, così da imparare a modificare ragionamenti errati.

- Comprendere i messaggi dei sentimenti.

Quando migliora la comprensione emozionale, subito l'ansia si riduce e c'è minore chiusura in sè.
E' molto importante usare i nostri sentimenti per vivere meglio. Ce ne dà una prova concreta il testo  Goleman D., Intelligenza emotiva, Bur (www.ibs.it), in cui viene spiegato nei dettagli cosa è un emozione e come si può controllare. Aumentando la consapevolezza dei sentimenti negativi e imparando a conseravre un sano ottimismo, nonostante le frustrazioni, l'autore sostiene che i giovani potranno avere un futuro sereno.
Questo perchè alla base dell'intelligenza emotiva ci sono due grosse competenze:

 - una competenza personale, legata al modo in cui controlliamo noi stessi ;

- una competenza sociale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.

Se un ragazzo riesce a capire che si sente giù perchè pensa di non piacere a nessuno, la consapevolezza della causa reale del suo disagio lo può portare ad evitare di porsi come vittima e a cercare di trovare una strada per inserirsi nel gruppo. Vedersi brutti e non piacersi, vanno di pari passo. Con qualche accortezza in più si può migliorare l'aspetto e provare ad avere una interazione più positiva verso l'altro, in modo che avvicinandosi si possa offrire la possibilità di farsi conoscere. Tutto è più bello se visto da vicino e non solo nell'apparenza.  E chiunque con le dovute attenzioni può piacere.

Ma se non ci sa bene quello che si prova si entra in confusione e si è portati a vedere ogni cosa come negativa. E' questo il primo passo per entrare in un tunnel buio, da cui può risultare difficile uscire.


 

 

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