L'uso di internet

Relazioni virtuali

Il 12 Novembre 2011 presso la loggia dei mercanti di Ancona si è svolto il 1° Meeting Nazionale sulle nuove dipendenze Tecnologiche, Organizzato dall’Ordine degli Psicologi e dal consiglio Regionale delle Marche.
E’ stato un incontro interessante e pieno di spunti di riflessione.
Quello che più mi ha colpito è l’affermazione dello psichiatra Tonioni sul disagio dei giovani che si rivolgono ad internet per ritrovarsi, per dare spazio al proprio essere. Su un suo recente libro, Quando internet diventa una droga, Einaudi, (http://www.einaudi.it/libri/libro/federico-tonioni/quando-internet-diventa-una-droga/9788806.) chiarisce molto alcuni aspetti della dipendenza elettronica e aiuta i genitori a muoversi meno smarriti in questo campo.
 In effetti, la domanda degli adulti coinvolti spesso è: “ma cosa sarà successo a mio figlio? Perché non lo riconosco? E nonostante tutte le nostre indicazioni, i divieti imposti, non cambia nulla. Come posso aiutarlo?"

 

Inutile impedire ai ragazzi di aprirsi al mondo virtuale, perché in realtà il Web è una evoluzione positiva del progresso e del pensiero umano. E’ uno strumento formidabile, ma se mal usato , crea grossi disagi. E purtoppo a volte non si è neppure consapevoli di essere diventati dipendenti da internet. In certi casi si hanno situazioni di estraniamento, oppure si notano elementi ansiosi o ancora da alcuni racconti si evidenziano spunti paranoidei. C’è in qualcuno il bisogno di controllare quello che fanno e dicono gli altri su facebook o altri social network. E mentre la situazione sta degenerando i familiari coinvolti si sentono persi. A volte si nota un po’ di silenzio, un po’ di isolamento, il disinteresse per tutto e la mania di rifugiarsi nella stanza con il computer acceso. Ma nonostante i divieti, le indicazioni di impegnarsi su altro, questi giovani sembrano”andare per la loro strada”.
Per i ragazzi la sofferenza si affaccia con il suo tumulto emotivo e domina…… Diventa allora necessario trovare una soluzione e qualcuno, pensando di far bene, si crea un mondo virtuale di contatto, imposta dei confronti e per un po’ sente appagato. Ma questa dissociazione dalla realtà alla lunga pesa e bisogna far i conti con quello che veramente la persona è.
La dipendenza, nasce dall’esigenza di avere un ruolo, una definizione, che altrove sembra non esistere. Alcuni giovani in particolare che stanno cercando disperatamente la loro identità, si sentono sopraffatti dai sentimenti di insicurezza e di malessere e si affidano a mezzi virtuali per sentirsi forti, competenti, riconosciuti.
Il problema nasce laddove non si accettano i propri limiti, dove quello che siamo ci sembra lontano da quello che vogliamo e invece di vivere gli eventi come occasione per ritrovarsi, per esprimersi, si considera l’altro da sé, le relazioni, come pericolose, impossibili. Interagire implica un lasciarsi andare, perdere anche un po’ di libertà e nel venirsi incontro non certo le cose vanno come vogliamo sempre noi. Che dire di quando ci sembra di essere dominati o di quando ci sentiamo bene perché abbiamo un ruolo di potere? Si tratta di situazioni speculari che rimandano ad un concetto ristretto di legame. Non è positivo né dipendere troppo, né dominare, perché in tal modo non si tiene conto di sé veramente né si ha rispetto dell’altro.
Diventa più facile apparentemente mescolarsi nell’anonimato del computer, eppure le emozioni profonde, l’autenticità personale e di interazione è un’altra cosa.
La dipendenza, nell’uso dei programmino on-line, il bisogno di giocare d’azzardo, il ricorrere continuamente ai messaggi di posta o all’uso del telefonino e degli sms diventa sempre più diffuso, discuterne e porre l’accento sulle dinamiche che caratterizzano questi fenomeni è già un primo passo per non lasciare che sia un pianto disperato inascoltato.

Come si interviene? Partendo dal mondo cercato, accogliendo tutto quello che è sognato voluto e pian piano si propongono contatti più diretti. Inserendo in quelle abitudini(da cui sembra che non si possa prescindere) alternative valide e interessanti si porta la persona co disagio a vedere che nel quotidiano “reale” ci sono tante situazioni che vale al pena vivere. Si può essere accettati, scegliendo di mettersi in gioco, malgrado le delusioni. Quest’ultime, infatti, si hanno quando si investe troppo in qualcosa e si crede che per valere occorre sempre essere forti. In realtà anche nelle debolezze si ritrovano energie e si riscoprono i giusti interessi che spingono ad agire correttamente. Riflettiamo per capire cosa intendo per “agire bene”. Se il mio mondo non mi piace e reagisco cercando un mondo non reale dove nessuno mi ostacola, mi ferisce o danneggia, dove sono libero, sto agendo bene? No perché non ho rispetto né di me stesso, né degli altri. Io mi illudo di essere libero, ma la mia scelta è forzata dalla sofferenza. Non mi impegno a migliorare il rapporto con le persone care e che per me sono importanti. E poi divento bisognoso di avere senza dare. Invece il segreto dell’agire bene e quindi di esserne soddisfatti è nell’interdipendenza. Mentre offro ricevo e quando qualcuno fa per me sono più forte per me e per sostenere un altro a mia volta. Fare per (dare aiuto) e dire grazie (ricevere aiuto) aprono il dialogo.
Avere bisogno di contatti continui, di stringere amicizie virtuali, copre il desiderio sincero di essere in intimità? Dove è finito “l’amico del cuore?. Lo posso veramente trovare così?
Lo sguardo, lo star insieme, la condivisione, implica proprio la dimensione dello scambio reciproco, che si manifesta meglio nei contatti diretti. Internet può essere uno strumento per ottenere questo, ma va integrato con il mondo reale.

 

 

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