Il ruolo paterno

Padri presenti

Il bello della paternità è innegabile: la sera tornando a casa il bimbo appena sente il padre dice con voce gioiosa: “papà” e corre ad abbracciarlo. Un evento che si ripete e scalda il cuore ogni volta!!!!
Oramai è da tutti sottolineato che un uomo che collabora con la moglie nell’educazione del figlio fa del bene a sé stesso e alle persone con cui interagisce.
La paternità arricchisce: diventare papà è un esperienza straordinaria, che implica responsabilità ed emozioni spesso contrastanti, un misto di fatica e gioia che può creare confusione e scoraggiamento se ci si lascia sopraffare dalle singole situazioni. Il pianto del neonato, i capricci a 2 3 anni, l’ingresso a scuola, la crisi dell’adolescente sono tutti momenti riconosciuti come difficili, ma se affrontati con ansie e dubbi alimentano la tensione nel clima familiare.
Occorre una partecipazione attiva a quanto accade e la volontà di capire cosa sta succedendo per tendere la mano verso i figli, che in quelle situazioni complesse necessitano di un appoggio. Il ruolo del padre al fianco della madre diventano la colonna portante necessaria per superare gli inconvenienti inevitabili e comuni. La lagna, il comportamento ribelle fanno star male grandi e piccoli, eppure non serve impostare una sfida di potere, ma è più utile consolare e abituare ad accettare che qualcosa, con l’impegno di tutti , va modificato.

Delegare sempre alla mamma o agli educatori non è risolutorio, perché il compito del papà è insostituibile. Un marito che aiuta la moglie stanca (se lei passa più tempo con il piccolo), consente di ridefinire le dinamiche che si creano durante la giornata passata insieme. Oppure, quando un figlio adolescente comincia a ribellarsi, la posizione ferma e autorevole di suo padre può sostenerlo in questo momento di indecisione globale.
Ecco, dunque, che ci sono diverse qualità che un padre deve cercare di conquistare. Anche se tendenzialmente farebbe altro o per un modello di trasmissione familiare è abituato a pensare al suo compito in modo rigido e secondo vecchi schemi autoritari, è il momento di cambiare ed essere più flessibile.

 

Le abilità da affinare sono in linea di massima:


AUTOREVOLEZZA

CAPACITA’ DI ASCOLTO E COMPRENSIONE

COMPLICITA’

PAZIENZA NEL GESTIRE LE PROBLEMATICHE EMERGENTI

UMILTA’ NEL RICONOSCERE ERRORI FATTI DA BAMBINO

PROTEGGERE E CONSOLARE LE PAURE

SPINGERE ALL’AUTONOMIA

DARE RISPETTO PER RICEVERE RISPETTO

Ma indicare e dare delle regole, puntualizzando che rifiutarsi o ribellarsi non è ammesso perché ci sono dei doveri da rispettare, in linea a decisioni che si dovrebbero prendere di comune accordo tenendo conto delle posizioni di tutti, non vuol dire “fai quello che dico io, perché sono io il tuo genitore e mi devi rispetto”, ma che “ciascuno ha bisogno di sapere cosa si deve fare e cosa no e si deve impegnare per essere fedele a quanto detto”. E’ chiaro che questo principio va adattato alle varie età.
Dai tre ai sette anni: non si può volere sempre tutto, non si può menare, picchiare, far male, si gioca e si sta a tavola, non si dicono parolacce.
Dai dieci anni in poi: c’è un tempo per giocare, uno per studiare; a casa si collabora nell’ordine e nel preparare le cose; si chiede il permesso per uscite o attività extrafamiliari; ci si impegna per ottenere risultati; con mamma e papà si parla per cercare di mediare le varie esigenze.

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