Il ruolo delle insegnanti

Le maestre protagoniste

Parlando di ansia scolastica, mi è stato richiesto di parlare di maestre ansiose.
Partiamo innanzitutto da questa definizione. Come facciamo a dire che un’ insegnante è ansiosa?
A volte si tratta di una dichiarazione che la persona fa di sé per esprimere i suoi dubbi nel svolgere il suo lavoro, in certi casi invece è una etichetta attribuita da altri, per inquadrare le modalità con cui l’interlocutore si presenta.
In entrambe i casi, la riflessione da fare, secondo me, riguarda le aspettative personali e la motivazione con cui viene eseguito il proprio lavoro.
Se si pretende troppo da sé, oppure se si è severi nel valutare i risultati e se si ha paura di ricevere critiche o di non saper fare, allora la tensione emotiva emerge, sia nel privato sia nel rapporto con la classe.
L’obiettivo principale deve essere: trasmettere qualcosa e insegnare ai bambini o ragazzi - di cui si è guida- a leggere, scrivere, comprendere e conoscere aspetti del mondo per loro ignoti. Si tratta di accompagnarli nella crescita cognitiva e umana. In tal senso, occorre fornire un metodo e una procedura per memorizzare e utilizzare i dati forniti.
L’insegnante segue un programma, deve impostare un piano e mostrare chiarezza di quello che è giusto sapere. Ma chiaramente deve anche essere sicura di quello che dice, mettendo in conto che ci si può sbagliare per via di qualche disattenzione e che è bene fin da subito mostrare che l’errore è umano e che serve per migliorasi.

 


Una maestra deve dar valore al suo essere, alla sua sensibilità e non cercare di nascondere troppo i suoi limiti, o farsi bloccare dai sensi di colpa. Riconoscendo aspetti di sé non troppo positivi può impegnarsi per affrontarli. Se si irrita se non c’è silenzio, se un bambino aggressivo la turba, è bene che ne prenda atto e che non cambi umore per questo, ma che pian piano impari ad entrare in relazione con quello che gli sembra un elemento disturbante.
Un ambiente con un clima sereno favorisce l’apprendimento e quindi la maestra dovrebbe cercare di coinvolgere, di incentivare, ma per farlo deve aver stima di sé delle sue capacità, deve prendersi le sue soddisfazioni e partire da quelle giornate “no”, per fare meglio. Un disaccordo con un ragazzo o un genitore non deve trasformarsi in una lotta di potere. Con la calma si arrivano a capire le posizioni di tutti.
Certo di fronte ad un genitore non ragionevole che accusa, che si lamenta, l’atteggiamento risentito è abbastanza naturale, ma passato il momento critico, poi bisogna riprendere quell’episodio per accettare la posizione dell’altro e provare a vedere se si può intervenire per smorzare la conflittualità.
Avere pazienza e volontà aiuta tantissimo.
E come si ottengono ? Non mirando all’apprezzamento al riconoscimento, non cercando attraverso gli altri la verifica costante di valere, ma impegnandosi a vivere il riscontro come un normale parametro su sui riflettere. Se ragazzi e genitori sono contenti e la docente, sa di essersi impegnata per favorire un buon apprendimento, allora c’è da continuare su quella strada. Al contrario, se non ci sono esiti buoni, si va a valutare se esistono dei problemi, si cerca una soluzione e si prova ad attuarla.
Può anche capitare che vada tutto bene, ma che poi si abbia la coscienza sporca nel senso che si è consapevoli di accontentarsi e di non fare il massimo. In questo caso allora sta alla morale della persona cercare di ricordarsi le motivazioni con cui si appresta a svolgere la sua attività..
Altra possibilità è che nonostante la volontà e la periodica attenzioni a certe dinamiche e difficoltà non si riesca a produrre cambiamenti positivi, in tal caso si chiede l’aiuto di altri, che secondo noi hanno esperienza o ne possono sapere di più e ci si lascia sostenere.
Quindi, in breve l’espressione di sé e dei propri limiti diventa la chiave di lettura con cui leggere l’ansia che si manifesta. Laddove manca la scioltezza nel farlo, ci si sente persi, smarriti. Va riconquistata la propria dimensione, approfondite competenza e capacità e guadagnata fiducia.

 

 


Ecco che i problemi si possono affrontare se due elementi funzionano: saper ascoltare e saper comunicare. Così si crea una vera e propria collaborazione (tra ragazzo, le scuole e la famiglia) che aiuta a risolvere le incomprensioni (vedi il paragrafo precedente sul rapporto tra insegnanti e genitori) .

Sul testo “scuola, istruzioni per l’uso” di Manuela Rosci, Giunti Demetra (http://www.macrolibrarsi.it/libri/__scuola-istruzioni-per-l-uso.php), vengono proprio chiarite quali sono le responsabilità e i diritti dei vari interessati. Viene così messo in luce che il gioco di squadra è quello che facilita un’atmosfera serena a scuola e che smorza l’ansia. Occorre chiaramente il rispetto reciproco, la disponibilità a mettersi in gioco, la capacità di ascoltare e l’attenzione al risultato, che è diverso per ogni bambino, ma deve sempre riguardare il progressivo perfezionamento. Ognuno deve diventare più competente, più capace, più in sintonia con sé. In tal modo le maestre mettendosi in campo e perfezionandosi vanno a controllare e gestire le emozioni e le fatiche e raggiungono il piacere di aver conquistato buone relazioni, senza dover dimostrare di essere “brave maestre”. Non è semplice, non sempre il genitore è in sintonia con le insegnanti, ma BISOGNA PROVARCI…PROVARCI…….
 

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