Intelligenza emotiva

Intelligenza emotiva per un figlio
Jonh Gottman, ha pubblicato un testo molto interessante su come allenare i bambini ei ragazzi a vivere a pieno le loro emozioni (http://www.ibs.it/code/9788817866682/gottman-john/intelligenza-emotiva-per.html).

  


Ho cercato di riportare di seguito alcune riflessioni che mi sembrano ben impostate: uno stato d’animo nasce, va capito e va usato, ma non sempre siamo in grado di farlo. Se ci esercitiamo, possiamo poi guidare i ragazzi e stargli accanto in questo compito difficile. E da vari studi emerge che i giovani allenati a sfruttare l’emozione reagiscono meglio agli inconvenienti e vivono a pieno le loro esperienze. Ecco che viene favorita l'intelligenza emotiva, quella capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi precisi, che si reputano adeguati ai propri interessi e desideri.


Avere dei figli richiede tanta pazienza e attenzione. Si provano molte emozioni e si capiscono molte cose personali, vivendo le loro esperienze. Nella relazione con loro si crea un contatto che ci coinvolge e ci regala tanto.
E nel quotidiano diventa importante come si reagisce quando le emozioni diventano intense. L’empatia, il capire come si sente l’altro aiuta i ragazzi a gestire tristezza, paura, regolando i sentimenti e usandoli positivamente. L’intelligenza emotiva è proprio la capacità di usare le emozioni in modo da affrontare le dinamiche di tutti i giorni..
Occorre allora allenare i figli ad essere consapevoli di quello che provano e per questo serve presenza e vicinanza.
Quando cerchiamo di comprendere i vissuti interiori dei figli, loro si sentono appoggiati e per ottenere ciò si dovrebbe:
1) diventare consapevoli dell’emozione del bambino o ragazzo;
2) riconoscere in quell’emozione un’opportunità di insegnamento;
3) ascoltare, senza pregiudizio o pretesa di sapere già tutto;
4)aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che sta provando;
5) porre limiti mentre si esplorano le strategie per risolvere il problema. Bisogna fargli capire che il problema non è nei sentimenti, ma nei comportamenti. Se diciamo che ad un ragazzo che ha ragione a provare quel che avverte, ma che ci sono modi migliori per esprimere le sue sensazioni, gli lasciamo intatta la sua stima.
Va poi incoraggiato a trovare delle soluzioni. Che faresti? Funzionerà? E’ la soluzione giusta?. Infine va aiutato ad elaborare un piano concreto per proseguire.
 

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