La voglia di studiare

Imparare a studiare si può

La voglia di studiare per molti non è naturale, ma va indirizzata e favorita. Il piacere per alcune materie in particolare può venire con il tempo e grazie all’educazione a scuola.
Il desiderio di conoscere e saperne di più è un valore alto in effetti che si acquisisce anche crescendo e che va al di là delle singole materie.
L’importante è l’approccio alle cose; in ogni caso occorrono qualità che per una certa percentuale sono innate, per altre si affinano, con l’esercizio e l’applicazione.
L’IMPEGNO : si ottiene quando un ragazzo viene responsabilizzato, ad esempio affidandogli compiti quotidiani da portare a termine (tipo fare la spesa, aiutare a gestire i conti familiari, apparecchiare, annaffiare le piante, preparare una lista di cose da fare, sistemare i panni dello sport, riordinare regolarmente la camera).
L’INTUIZIONE: una dote importante che con giochi di logica ed esercizi appropriati suggerisce ai giovani l’ordine con cui si originano le cose, facilita l’interpretazione dei fenomeni e gli fa assimilare le conoscenze con più scioltezza.
Le parole crociate, i giochi di gruppo, di strategia, la lettura di libri sulla spiegazione dei fenomeni naturali, aiutano a sviluppare questa capacità di capire velocemente cosa viene prima e cosa invece è una conseguenza. Passaggi importanti per la crescita e l’apprendimento.
Un bel libro che stimola ragionamento e percezione attraverso la spiegazione di tecniche innovative di gioco è La mente Arcobaleno di Provana R. (vedi (www.coloridellavita.com).
L’ELASTICITA’ MENTALE: una qualità legata alla creatività e alla fantasia che possono migliorare con il disegno, la pittura , il decoupage.
LA PRECISIONE E il RIGORE: due attitudini che se alimentate nelle azioni di tutti i giorni poi diventano utili in diversi ambiti. Infatti, l’abitudine all’ordine facilita a pensare. Giochi di strategia possono essere utili, tipo scarabeo, battaglia navale, forza quattro…
LA CAPACITA’ DI ASSIMILAZONE. E CONTINUITA’: la motivazione a conoscere fa essere costanti e così il sapere si accumula. E più si lascia spazio alle notizie, più desidera sapere e più si riesce a memorizzare. Inoltre, alcuni concetti si capiscono se si hanno basi e se ci si tiene aggiornati sugli sviluppi.

Si può imparare a studiare e a superare i momenti di rifiuto? Si ma occorre tanta pazienza e buona volontà sia dei ragazzi sia di chi nel ruolo di educatore si appresta a dare una mano e a guidare verso la risoluzione del problema.
Attraverso tecniche e strategie che abituano a fare schemi e riassunti in meno tempo si può imparare a memorizzare le cose più importanti e poi acquisire la metodologia di classificare gli argomenti per priorità.

Un motto utile può essere PIU’ IMPARO PIU’ SO. Non è automatico per chi ha difficoltà mettersi nell’ottica di un ragionamento simile, ma è essenziale capire che per raggiungere qualcosa non si può solo sperare, si deve agire. E poi dagli errori, da quello che non va , si ottengono quegli impulsi giusti a migliorare, se invece di scoraggiarsi ci si impegna per fare meglio.

Uelaine Lengefeld, Imparare a Studiare, come apprendere di più, Franco Angeli  (vai su   www.francoangeli.it) è un testo che in questo senso aiuta a evidenziare meglio cosa fare quando un ragazzo sta in difficoltà. E’ una guida utile da far usare direttamente al giovane o da guardare in caso si abbia il ruolo di genitore o di educatore e si voglia saperne di più.
 

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