Capire i capricci

La pazienza di mettersi nei panni dei figli ce la insegnano i bambini

Una signora chiacchierando con me al mare mi ha fatto notare che spesso si sentiva in colpa per non avere la pazienza giusta per aiutare il bimbo quando era lamentoso. E mi ha portato a riflettere che guardare le cose con gli occhi di un bambino è spesso utile.

Certe volte noi mamme non riusciamo proprio a mantenere la calma e di fronte ai continui capricci dei piccoli reagiamo male con comportamenti poco educativi.

Strillare, arrabbiarsi, non riuscire a trovare una soluzione di fronte ad una crisi o una lagna del bambino e perdere facilmente la pazienza delineano una incapacità di controllare le emozioni.
In alcune circostanze sono più bravi i figli a risolvere episodi di difficoltà. Tra fratelli c’è rivalità ma anche complicità se serve e spesso il più grande capisce come consolare l’altro o viceversa. Ricordo un giorno quando mio figlio di 5 anni che per aiutare il fratellino di tre entrato i crisi si è inventato una storia. Questa sua intuizione risultò efficacissima; il suo intervento ridimensionò il dramma che il piccolo viveva. Voleva assolutamente salire su una funivia con scritto il numero dieci e si rifiutava di entrare in una con un numero diverso. Allora Daniele, il grande gli ha raccontato che la stavano riparando, che personaggio del suo cartone preferito, “ Manny Tutto fare” si stava occupando di trovare una soluzione.
Mi sono chiesta poi la sera cosa io non fossi riuscita a capire, perché non ero stata in grado di consolare la disperazione del mio piccolo. Io avevo visto solo il capriccio, non avevo letto dietro un’emozione, la frustrazione di un desiderio, forse sbagliato, ma pur sempre importante. Non basta per un bambino sapere che non si può. Spesso il pianto è liberatorio, lo si lascia sfogare, lo si abbraccia, si fa capire che capiamo il dispiacere e lui si calmerà…. Pretendere che queste cose non accadano e che sia bravo a rinunciare, non sempre è possibile.
Mio figlio era invece stato in grado di interrompere la crisi, perché si è avvicinato al vissuto del fratellino, ha usato la tecnica della comprensione e con il suo tono calmo, ha trasmesso sicurezza, non ha alimentato tensione come avevo fatto io che ero arrabbiata e avevo anche alzato la voce.

Proporre una spiegazione fantasiosa, attirare la sua attenzione con altro possono essere ottime strategie. Purtroppo non sempre noi genitori ce la facciamo, perché le situazioni si presentano in circostanze che impediscono di ragionare. E poi se il bimbo fa scenate in pubblico, ci imbarazziamo, se ci dispiace che gli altri ci giudicano non ragioniamo e se siamo a casa di altri le buone maniere diventano prioritarie. Calma e disponibilità però rimangono le risorse più grandi che ci permettono di arrivare sempre a trovare la strada migliore.

Ti è capitato mai di arrabbiarti e di vedere subito che la strada intrapresa non portava a niente?

Racconataci.
 

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