Le paure dei bambini

Come affrontare le paure

Una signora ci segnala che il figlio ha paura del buio e non vuole mai andare a dormire e un'altra mamma, a proposito di timore, ci accorge che il bimbo di 7 anni a scuola non riesce a ripondere alle domande della maestra perchè ha paura di sbagliare.

Prendendo come spunto queste problematiche discuteremo di come comportarsi di fronte alle preoccupazioni che ci vengono riferite.

Esistono paure sane e paure smisurate che sono inutili: tutte vanno come interpretate come messaggi che ci danno informazioni sulle emozioni più nascoste dei bambini. E tutte devono essere gestite altrimenti rimangono nuclei negativi che riaffiorano durantela crescita. Ecco che il nostro impegno sta nell'aiutare chi sta male a riconoscere le sue paure e ad accettarle. Alcuni timori compaiono e scompaiono, a certe età sono normali, sono preoccupanti quando ostacolano nelle relazioni e portano alla chiusura.

Un bambino viene rassicurato se gli viene raccontato che anche gli adulti talvolta si spaventano, altrimenti possono pensare di esere anormali e questo malessere aumenta la paura.

Occorre dunque rispettare il sentimento di nostro figlio, lasciando che ci racconti cosa prova e aiutarlo a vedere la paura come un segnale: il corpo ci sta dicendo che dobbiamo prepararci ad un  pericolo e che dobbiamo tirare fuori tutta l'energia che abbiamo a disposizione per affrontare quello che ci terrorizza. Quando il bimbo ha capito che ha le risorse per agire, gli forniamo qualche risposta su come fare per difendersi e se così gli è venuto il desiderio di mettersi alla prova, potrà iniziare a combattere. Ma attenzione a non costringerlo, deve voler fare un passo verso la cosa che lo spaventa, altrimenti se si sente obbligato da noi, la sua paura aumenterà.

Esaminiamo dunque la paura del buio.

Cosa sente il bimbo? Supponiamo che teme che di notte arrivino mostri. Oppure che la mancanza di luce gli impedisca di sentirsi sereno perchè non può vedere se qualcuno gli farà del male. In entrambe i casi facciamo verbalizzare cosa potrebbe succedere. Poi gli si mostra la possibilità di disegnare quello che teme o di dargli un nome e poi lo si fa identificare con un eroe.

Ad esempio, gli si può dire: "prima di chiudere gli occhi pensa di essere un capitano coraggioso, appena arriva un mostro tu tira fuori la spada e combatti". Gli si affianca un pupazzo che gli piace, un orsetto, un cane, un topo e gli si dice: "Il tuo amico è qui affianco a te e ti darà una mano".
Attraverso questa strategia il piccolo comincia ad aver fiducia nella possibilità di fare qualcosa. Prima di addormentarsi poi lo si coccola, gli si risolvono tutte le situazioni negative che ha vissuto durante il giorno e gli si fa presente che qualunque cosa sia successa ora è passata e che è tutto a posto. Ogni errore si può riparare e lo si incoraggia per fare meglio il giorno dopo.

Lo si stimola  dunque ad usare la fantasia per superare timori, anch' essi originati dall'immaginazione  e lo si esorta a non colpevolizzarsi troppo e a non sentirsi cattivo, perchè se ha sbagliato qualcosa c'è sempre modo di riparare. Questa forma di affetto e vicinanza lo può accompagnare per tutta la notte e gli servirà quando è senza di noi ad affrontare il mondo.

Ora guardiamo più da vicino la situazione del ragazzino che a scuola vive male l'interrogazione.
Innanzitutto dobbiamo ascoltarlo e aiutarlo a rintracciare pensiero ed emozione che si nascondono dietro questa reazione  e a partire da questo possiamo ipotizzare un piano che lo possa aiutare a capire che lui può farcela a superare questa tensione. Va dunque spiegato accuratamente e ricordato più volte, se serve, che la tremarella permette al corpo di prepararsi per dare il meglio di sè.

Quando arriva la paura se la si guarda in faccia e ci si concentra su quello che si può fare, sulle risorse da applicare e coltivare, ci si rassicura. E' questo il messaggio da trasmettere.

Il bambino si deve concentrare sulla domanda e la possibile risposta e non su quello che pensano gli altri e la figuraccia. In tal modo una relazione non correta diventa  una occasione per apprendere cose che non erano chiare. I brutti voti segnalano solo che si deve studiare di più. Chiaramente poi questo va affiancato con un comportamento coerente con il genitore, che non si arrabbai per il risulato sbagliato, ma che lo sprona a fare meglio e a trovare un metodo di studio più giusto. Pazienza e comprensione permettono di motivare alla risoluzione dle problema. Se invece il giovane si reputa incapace rischaimo che in partenza rinunci.

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