Contatto e interazione

Il legame affettivo comincia a costruirsi

Dopo qualche settimana dalla nascita i legami affettivi si consolidano e ci si sente un gruppo unico. I neogenitori quasi non riescono ad immaginare un periodo senza quel cucciolo di cui ora si occupano. Quando c'è una interazione positiva si vede che esiste una comunicazione fatta di sorrisi e sguardi che crea sia nei grandi che nei piccoli un senso di beatitudine.

Le coccole non fanno mai male
Le varie fasi dello sviluppo del bambino, spesso creano perplessità e incertezze, ma basta osservare il neonato per capire le sue necessità. L'importante è favorire il benessere del piccolo e avere la lucidità di distinguere quelli che sono i nostri pregiudizi, dai suoi veri bisogni. Quante volte ci si preoccupa di viziarlo e allora si hanno dubbi se tenerlo in braccio o farlo piangere, se addormentarlo in braccio o abituarlo subito a stare da solo.

Tutti interrogativi leciti, ma attenzione a non esagerare. I primi tempi il bimbo è spaventato dal mondo esterno cerca la sua mamma, vuole sentirsi sicuro. Non si può viziare un tenero cucciolo di due tre mesi che si smarrisce di fronte ad estranei e vuole un volto conosciuto. C'è tempo per insegnargli a stare per conto suo, ad abituarlo a consolarsi con il pollice, con un oggetto preferito. 
All'inizio serve solo tanto affetto e disponibilità. Certo se si è stanchi è giusto farsi aiutare e delegare ad un altro familiare il momento della coccola, ma occore sempre la presenza di un punto di riferimento.

In potere della relazione
Il neonato ha bisogno per crescere di interagire con gli adulti. Per un figlio la famiglia è una risorsa.
Per noi genitori, che ci teniamo ad essere partecipi ai momenti significativi, si tratta di usare competenze già esistenti e di far sentire la nostra presenza. La risorsa che abbiamo è la relazione e questa va costruita passando del tempo insieme e imparando a conoscersi.
In questo senso, a madre e il padre si fanno guidare dall’espressione del viso, dai suoi pianti e ogni sguardo è ricco di tanti significati. E appena si avverte la richiesta di aiuto, eccoli pronti ad agire.
Interiorizzando questi messaggi di vicinanza, sostegno e presenza costante, il bimbo comincia ad acquisire dei modelli di riferimento che gli servono per orientarsi. Quello che il piccolo non sa contenere ed elaborare, perchè magari gli fa paura, lo fanno le persone care e glielo restituiscono in modo che per lui sia meno spaventoso.

I mezzi comunicativi dei figli
All’inizio lo strumento di conoscenza primario è la bocca, con cui sente, assapora, rende proprio quello che vede e verso i sei sette mesi a metterlo in relazione con il mondo è l’attività psicomotoria. Tutto è una scoperta ed è con l’apprendimento continuo che diventa protagonista della sua realtà.
Quando mamma e papà lo guardano, gli sorridono o lo abbracciano lui si sente accolto, sicuro e attraverso i suoi sguardi sa comunicargli molto. La sua capacità innata di mettersi in contatto gli permette fin dalle prime settimane di dialogare con le persone che si occupano di lui e di formarsi una "idea di se stesso". Da parte loro poi i genitori in maniera spontanea, per il legame che li unisce al piccolo, stimolano il comportamento del figlio aiutandolo a crescere e a d acquisire nuove competenze.

Le risposte dei genitori
Molte sono le modalità di interazione: i sorrisi, le parole dolci, le coccole quando piange, la presenza quando ci cerca e i dialoghi in risposta ai suoi suoni e movimenti, sono tutte comunicazioni che lo fanno sentire amato e protetto. Il tono di voce e le parole che gli sussurriamo lo rassicurano quando è spaventato e pian piano impara che quando sta male può farlo sapere e subito interverranno per farlo star bene. E’ anche importante imitarlo, ripetendo i suoi suoni perché attraverso questo gioco capisce che lui è diverso dalla mamma e dal papà e che sa rispondere ed interagire con loro.

Facciamoli stare comodi
Appena inizia ad avere due o tre mesi può servire un sdraietta che lo fa stare  in posizione più rialzata e che gli consentA di osservarci e di non sentirsi solo nel suo lettino, in modo che avverta sempre il contatto diretto con noi, sebbene siamo distanti. E pure per gli adulti è facile tenerlo sottocontrollo e dialogarci, pur dedicandosi magari a cucinare o a sistemare e lavorare.
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